Per ridare serenità e fiducia a chi fa impresa a Licata

A Comune di Licata

Alla cortese attenzione di:

Sindaco

 Assessore alle Attività Produttive e al Commercio

Dirigente Area Tecnica

Presidente del Consiglio Comunale

Commissione Consiliare competente

Oggetto: Richieste e proposte per la sostenibilità delle attività d’impresa nella città di Licata.

I rappresentanti delle scriventi sigle di categoria, nel dare seguito a quanto richiesto dal Sig. Sindaco al termine dell’incontro di venerdì 3 luglio 2026, formulano per iscritto le seguenti proposte.

Tali interventi sono ritenuti urgenti ed essenziali per ridare serenità e fiducia al tessuto imprenditoriale locale, consentendo alle nostre imprese di operare alle medesime condizioni competitive del resto della Sicilia.

Nello specifico, si richiede:

  1. Modifica del regolamento sul contrasto all’evasione dei tributi locali: revisione delle norme attuali per renderle più eque e sostenibili.
  2. Modifica del regolamento dehors: adeguamento della disciplina con particolare riguardo alle attività di asporto.
  3. Revisione delle tariffe TARI: rimodulazione delle aliquote per le categorie merceologiche 22, 23, 24 e 27.
  4. Definizione dell’iter per la “Rottamazione-quinquies”: recepimento della misura con la previsione del piano di rateizzazione massimo consentito dalla normativa nazionale.
  5. Istituzione di tavoli di concertazione: impegno formale ad attivare tavoli di confronto preventivo per ogni futuro atto amministrativo che produca effetti diretti o indiretti sulle imprese locali.
  6. Nuovo Regolamento della tassa di soggiorno, e contestuale istituzione della Consulta per il Turismo.

PUNTO 1 – MODIFICA DEL REGOLAMENTO SUL CONTRASTO ALL’EVASIONE DEI TRIBUTI LOCALI

Si richiede l’eliminazione formale dal testo del Regolamento di ogni disposizione che preveda, quale sanzione o misura coercitiva per il mancato pagamento dei tributi locali, la sospensione o la revoca della licenza e la conseguente chiusura dell’attività commerciale.

Misura ritenuta dannosa, ingiusta e controproducente per le seguenti motivazioni:

  • La sanzione della chiusura colpisce indiscriminatamente non solo l’imprenditore, ma anche la forza lavoro aziendale. I dipendenti si trovano privati del diritto al lavoro e al reddito, pur essendo totalmente estranei e privi di responsabilità in merito alle irregolarità tributarie della proprietà.
  • Le misure di contrasto all’evasione devono coniugare l’azione di recupero crediti con la tutela del tessuto economico. La chiusura coatta azzera l’unica fonte di reddito dell’impresa, rendendo materialmente impossibile il risanamento del debito. Tale misura risulta pertanto antieconomica e contraria allo stesso interesse pubblico di riscossione del tributo.
  • Le misure di contrasto all’evasione devono privilegiare strumenti alternativi basati sulla reale capacità contributiva delle imprese, quali:
  • Piani di rientro e rateizzazioni straordinarie e personalizzate;
  • Sospensione temporanea di agevolazioni fiscali o servizi comunali non essenziali.

La chiusura dell’attività, privando l’impresa dell’unica fonte di reddito utile al pagamento del debito, è misura antieconomica e contraria all’interesse pubblico.

Solo permettendo la continuità aziendale è possibile raggiungere l’obiettivo di garantire il recupero del credito tributario senza compromettere lavoro, reddito, sopravvivenza dell’azienda e stabilità sociale.

A ulteriore supporto di quanto esposto, si evidenzia una criticità oggettiva e documentabile: il comparto commerciale di Licata versa in gravi difficoltà nell’adempimento dei tributi locali, con particolare riferimento alla TARI.

 Dall’analisi dei dati tariffari ufficiali emerge che le tariffe applicate a Licata risultano superiori alla media dei Comuni siciliani. Per numerose categorie merceologiche, i costi superano addirittura di tre volte quelli previsti nei grandi Comuni dell’Isola, capoluogo regionale compreso.

In un simile contesto di eccezionale pressione fiscale, la sanzione della chiusura dell’attività commerciale appare doppiamente irragionevole: penalizza imprese già gravate da costi insostenibili e ne azzera la capacità di generare la liquidità necessaria a sanare la propria posizione debitoria.

Ecco perché risulta indispensabile adottare un regolamento improntato ai principi di proporzionalità, equità e utilità sociale. Non è possibile esigere dal tessuto produttivo locale adempimenti resi insostenibili dalle attuali condizioni tariffarie, senza garantire la continuità d’impresa e offrire tutele e percorsi di rientro flessibili.

PUNTO 2 – MODIFICA DEL REGOLAMENTO DEHORS CON RIGUARDO ALLE ATTIVITÀ DI ASPORTO

Si richiede l’abrogazione e la modifica di tutti i commi del vigente Regolamento comunale (con particolare riferimento all’Art. 5, comma 6) che vietano alle attività di asporto e produzione artigianale (paninerie, pizzerie al taglio, rosticcerie, friggitorie, ecc.) la collocazione di elementi di seduta amovibili (tavoli, sedie, sgabelli, panche) su suolo pubblico. Si richiede, fermo restando il divieto assoluto di servizio al tavolo (somministrazione), il rilascio di concessioni di occupazione di suolo pubblico con i medesimi limiti dimensionali e prescrizioni tecniche già previsti per le attività di somministrazione di alimenti e bevande.

A supporto della richiesta, si evidenzia che l’attuale divieto comunale si pone in aperto contrasto con la legislazione statale vigente, la quale non prevede alcuna restrizione di questo tipo per l’artigianato alimentare. Nello specifico:

  • Legge per la Concorrenza 2023 (Legge n. 214/2023, ex L. 193/2024): Tutela la libertà di impresa e l’ampliamento dei servizi minimi all’utenza, compatibilmente con il decoro urbano.
  • D.Lgs. 285/1992 (Codice della Strada).
  • Legge 160/2019 (CUP): Regolano l’occupazione del suolo pubblico e la sicurezza stradale, senza porre veti categorici legati alla sola tipologia di licenza (asporto vs somministrazione).

L’unico divieto legittimo per le attività d’asporto riguarda il servizio di somministrazione assistita (servizio al tavolo con cameriere). La messa a disposizione di arredi amovibili per il solo consumo sul posto (consumazione non assistita) è pienamente legittima a livello nazionale. L’attuale restrizione comunale crea pertanto un’ingiustificata disparità di trattamento rispetto alle medesime categorie operanti in altri Comuni italiani.

Ad ulteriore supporto della richiesta si evidenziano gli effetti negativi di tale divieto:

  • Sul decoro urbano e l’igiene pubblica: La mancanza di sedute e appoggi adeguati costringe la clientela a consumazioni improvvisate su marciapiedi, gradini o muretti, favorendo lo stazionamento disordinato e la dispersione incontrollata di rifiuti e residui alimentari.
  • Sulla cittadinanza e la fruibilità degli spazi: L’assenza di un’area ordinata e attrezzata peggiora la vivibilità delle vie pubbliche e penalizza le fasce più deboli (anziani, famiglie con bambini, persone con ridotta capacità motoria), private di un punto di sosta dignitoso.
  • Sull’economia aziendale: La norma comprime la capacità commerciale delle imprese locali, riducendone la competitività e penalizzandone gli incassi rispetto ai concorrenti dei Comuni limitrofi.

Al fine di contemperare le esigenze economiche con l’interesse pubblico, si propone di:

  1. Uniformare i criteri tecnici: Concedere l’occupazione del suolo pubblico alle attività di asporto applicando i medesimi parametri estetici, dimensionali e di sicurezza previsti per i pubblici esercizi.
  2. Ribadire il divieto di somministrazione: Mantenere il divieto assoluto di servizio assistito al tavolo da parte del personale dell’attività.
  3. Inasprire i controlli: Introdurre nel regolamento un sistema sanzionatorio specifico, severo e proporzionato per colpire esclusivamente i trasgressori che effettuano somministrazione abusiva, senza penalizzare l’intero comparto.

PUNTO 3 – REVISIONE DELLE TARIFFE TARI PER LE CATEGORIE DI ATTIVITÀ 22, 23, 24 E 27

Si richiede la revisione immediata delle tariffe TARI applicate alle categorie merceologiche 22 (Ristoranti, pizzerie, pub), 23 (Mense, birrerie, amburgherie), 24 (Bar, caffè, pasticcerie) e 27 (Ortofrutta, pescherie, fiori, pizza al taglio), al fine di sanare la grave anomalia economico-finanziaria introdotta con la delibera di approvazione delle tariffe TARI 2025. Nello specifico, si sollecita un ricalcolo e un abbattimento dei coefficienti correttivi (Kc e Kd) utilizzati per determinare la quota fissa e variabile del tributo. La delibera del 2025 ha imposto un incremento sproporzionato del tributo, quantificabile in oltre il 150% rispetto all’annualità precedente. Tale provvedimento ha generato una crisi di liquidità senza precedenti, mettendo in grave difficoltà oltre 250 attività commerciali e artigianali del territorio di Licata.

Le motivazioni tecniche addotte all’epoca a supporto di tale squilibrio tariffario risultano prive di una reale sostenibilità economica per le imprese, le quali si trovano oggi a subire una pressione fiscale iniqua e non proporzionata ai volumi reali di rifiuti prodotti.

A conferma dell’assoluta eccezionalità e irragionevolezza del carico fiscale applicato a Licata, si riporta una sintesi comparativa effettuata sui dati ufficiali estratti dal portale del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), relativi alle tariffe al metro quadro (mq) applicate nel 2025 in altri centri urbani e capoluoghi della Sicilia:

  • Categoria 22 – Ristoranti, pizzerie, pub e simili – LICATA: € 54,95 / mq.

Palermo: € 28,41 / mq | Agrigento: € 25,60 / mq | Siracusa: € 27,23 / mq | Gela: € 24,78 / mq.

  • Categoria 24 – Bar, caffetterie, pasticcerie – LICATA: € 39,83 / mq.

Palermo: € 21,35 / mq | Agrigento: € 19,22 / mq | Siracusa: € 20,45 / mq | Gela: € 17,84 / mq.

  • Categoria 27 – Ortofrutta, pescherie, fiori, pizza al taglio – LICATA: € 62,90 / mq.

Palermo: € 36,95 / mq | Agrigento: € 33,29 / mq | Siracusa: € 20,18 / mq | Gela: € 27,00 / mq.

Dall’evidenza dei dati macroeconomici emerge con assoluta chiarezza un’anomalia strutturale nella formulazione del Piano Finanziario (PEF) del Comune di Licata. Mentre le tariffe degli altri Comuni siciliani si attestano su valori omogenei e tra loro comparabili, il dato di Licata risulta sistematicamente raddoppiato o, in alcuni casi, triplicato.

Non è tecnicamente né economicamente giustificabile che un’attività produttiva a Licata sostenga costi di gestione dei rifiuti così superiori rispetto a realtà metropolitane o a Comuni limitrofi. Si ritiene pertanto indispensabile procedere a una verifica e a una rimodulazione dei coefficienti di produttività potenziale, per restituire equità fiscale alle imprese e garantire la tenuta del tessuto commerciale locale.

PUNTO 4 – DEFINIZIONE DELL’ITER AMMINISTRATIVO PER L’ADESIONE ALLA “ROTTAMAZIONE-QUINQUIES”

Si richiede il completamento tempestivo dell’iter amministrativo e l’adozione della specifica delibera consiliare volta a rendere operativa la definizione agevolata dei carichi tributari locali (IMU, TARI, ecc.), in recepimento delle disposizioni introdotte dalla Legge n. 88/2026 di conversione del D.L. n. 38/2026.

Allo stesso tempo, al fine di consentire a imprese e cittadini di risanare le proprie pendenze fiscali in modo sostenibile, si fa appello agli organi politici comunali affinché l’atto di adesione preveda:

  • Massima rateizzazione consentita: L’applicazione del piano di ammortamento più esteso previsto dalla normativa nazionale, ovvero fino a un massimo di 54 rate bimestrali (distribuite su 9 anni), agevolando la sostenibilità dei pagamenti.
    • Rispetto dei termini istituzionali: L’approvazione e la trasmissione del provvedimento ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) entro la scadenza prorogata fissa del 31 luglio 2026, così da permettere l’apertura delle istanze telematiche dei contribuenti a partire dal prossimo autunno.

PUNTO 5 – ISTITUZIONE PERMANENTE DI TAVOLI DI CONCERTAZIONE

Si richiede l’impegno formale dell’Amministrazione Comunale a istituire tavoli stabili di confronto preventivo, convocando sistematicamente le sigle sindacali di categoria e i portatori d’interesse locali prima dell’emanazione di atti amministrativi di carattere generale. Il coinvolgimento preventivo delle associazioni datoriali è ritenuto indispensabile ogni qualvolta si dia avvio a provvedimenti, regolamenti o piani tariffari che producano effetti diretti o indiretti sulle attività economiche cittadine.

La concertazione preventiva mira a:

  • Evitare distorsioni fiscali o regolamentari dannose per il mercato locale;
    • Discutere in modo congiunto la sostenibilità di tariffe e tributi prima della loro approvazione;
    • Bilanciare le legittime esigenze di bilancio dell’Ente con la salvaguardia dei livelli occupazionali e della stabilità sociale dei cittadini di Licata.

PUNTO 6 – nuovo Regolamento dell’imposta di soggiorno

Si richiede l’avvio di un percorso condiviso volto ad ottimizzare e valorizzare l’imposta di soggiorno come leva strategica per lo sviluppo turistico del nostro territorio.

L’obiettivo è definire una gestione della risorsa basata su quattro pilastri fondamentali:

  • Governance: Istituire un comitato consultivo Comune-Operatori della ricettività per co-decidere la destinazione dei fondi.
  • Investimenti: Destinazione dei fondi a promozione, destagionalizzazione e decoro urbano.
  • Infrastrutture digitali: Finanziare una rete Wi-Fi pubblica nelle aree monumentali e lo sviluppo di un’app turistica multilingua.
  • Legalità: Contrasto all’abusivismo ricettivo tramite l’incrocio dei dati digitali.

Licata li, 13/07/2026

Con osservanza

I Rappresentanti delle Sigle di Categoria

Confcommercio – FIPE – Federalberghi


Punti di vista

Forse è utile chiarire in maniera più esaustiva i contenuti dell’incontro tenutosi venerdì scorso tra l’amministrazione comunale e alcune rappresentanze di categoria. Ciò si rende necessario anche alla luce delle divergenti dichiarazioni video diffuse sui social subito dopo il confronto.

Innanzi tutto, va detto che la richiesta di incontro è stata avanzata dall’associazione Categorie Riunite, a seguito di un precedente video del sindaco in cui affermava che “la porta del suo ufficio è sempre aperta al confronto e al dialogo”. A questo proposito, va precisato per correttezza che non è andata così per le svariate richieste di confronto presentate in passato, sia da associazioni di categoria che da singoli o gruppi di pubblici esercenti. In ogni caso, meglio tardi che mai.

Con questo spirito, e con l’auspicio che si potesse finalmente aprire una fase costruttiva con l’amministrazione, ci siamo presentati all’incontro. La prima sorpresa è stata constatare che ai rappresentanti dell’associazione Categorie Riunite, autori della richiesta, è stato vietato di partecipare. Stesso impedimento è stato imposto al folto gruppo di esercenti che si erano presentati per assistere all’incontro. I vigili alla porta, guidati dal nuovo comandante, permettevano l’ingresso – per disposizione sindacale – ai soli rappresentanti di sigle di categoria ufficialmente riconosciute.

Di fronte a questo rigido formalismo, di primo acchito ho pensato di andarmene anche io. Poi, riflettendo sul fatto che avrei prestato il fianco a dichiarazioni del tipo: “Prima invocano il confronto e il dialogo, e quando si dà loro la possibilità non si presentano”, ho deciso di restare.

E così, con soli cinque rappresentanti di categoria ammessi – di fronte all’intera giunta con il sindaco in testa, al presidente del consiglio comunale, al segretario generale e sotto l’occhio attento del neo comandante dei vigili urbani – ha preso il via il confronto. Perché questo è vero: il confronto c’è stato.

A mancare è stato il dialogo costruttivo, teso a conciliare le scelte operate finora dall’amministrazione con le legittime richieste di un’intera categoria. Richieste che, è bene precisare, sono sempre state in linea con le normative in materia.

E così si è andati avanti per oltre un’ora e venti. Da una parte, il sindaco e gli assessori hanno ribadito l’enorme lavoro fatto e che stanno continuando a svolgere per garantire lo sviluppo e il decoro della città. Dall’altra, i rappresentanti di categoria hanno fatto presente le enormi difficoltà di chi a Licata svolge attività d’impresa. Difficoltà aggravate da provvedimenti e scelte politiche ritenute restrittive, vessatorie ed economicamente insostenibili.

Nello specifico, si è fatto riferimento all’approvazione del regolamento di contrasto all’evasione. È stato specificato che siamo tutti d’accordo sul fatto che i tributi vadano pagati, ma bisogna tener conto che quelli richiesti dal nostro Comune sono i più alti d’Italia e risultano praticamente insostenibili per la maggior parte degli esercizi commerciali.

Si è passati poi al regolamento sui dehors, contestando in particolare la scelta di non consentire alle attività da asporto di ottenere l’autorizzazione per una porzione di spazio pubblico all’esterno dei propri locali. Spazio che servirebbe a posizionare un numero limitato di sedie, tavoli e piani d’appoggio per permettere ai clienti di consumare il prodotto in modo più civile, anziché in piedi o seduti sul marciapiede in mezzo alla via.

È stata inoltre posta l’urgenza di affrontare la questione TARI, aumentata di anno in anno e diventata l’incubo di famiglie e imprese, oltre alla necessità di correggere l’anomalia che ha portato, nel 2025, all’aumento del 150% del tributo per un gran numero di pubblici esercizi. Si è segnalato che, per le stesse categorie commerciali, in città come Palermo e in tutti gli altri grandi centri dell’isola si paga poco più di un quarto.

Sono stati chiesti chiarimenti sullo stato dell’arte in merito alla questione, più volte sollecitata, della Rottamazione Quinquies.

Naturalmente, consapevoli che per affrontare ogni singola questione e trovare soluzioni in grado di accorciare le distanze tra le parti occorra il giusto tempo, è stato proposto di istituire un tavolo tecnico di concertazione da riunire periodicamente per affrontare i problemi uno alla volta.

Infine, come Confcommercio, abbiamo chiesto all’amministrazione comunale un gesto di apertura, dichiarandosi disponibile a rivedere il progetto di Piazza Attilio Regolo apportando qualche leggera modifica, in modo da salvare le due gelaterie su cui pende un provvedimento di demolizione e, con esse, i sacrifici e il posto di lavoro di decine di padri di famiglia.

Apriti cielo. Immediata è scattata l’accusa da parte del sindaco, secondo cui quella richiesta era una difesa ad personam, mentre il sindacato avrebbe dovuto trattare solo questioni di interesse generale. Ha inoltre sottolineato che quelle attività erano sorte abusivamente e che andavano rimosse nella maniera più assoluta. A nulla è valso far notare che le due gelaterie non sono affatto abusive, ma hanno ottenuto a suo tempo regolari permessi e concessioni dai dirigenti del Comune di Licata e da sindaci che, come lui, erano stati democraticamente eletti.

Niente da fare: la chiusura è stata totale e ha spinto il sindaco a troncare il discorso con un perentorio: “L’incontro finisce qui”. Alla mia osservazione tesa a sottolineare che, in sostanza, non si era stabilito nulla, la risposta è stata: “Fate per iscritto le vostre proposte e poi l’amministrazione le valuterà”.

Questi sono i fatti. Ne sono testimoni alcuni consiglieri comunali e i rappresentanti della stampa locale presenti, e, a maggior conforto, esiste anche la registrazione audio dell’intero confronto.

In sostanza – tolta la dichiarazione che a breve sarà completato l’iter per aderire alle agevolazioni della Rottamazione Quinquies – per il resto non è stato concluso nulla e non si è capito se e quando saranno attivati i tavoli di concertazione sulle questioni sollevate.

Va da sé che sull’esito dell’incontro ogni sigla sindacale ha il suo punto di vista, il che è più che legittimo.

Riguardo alla posizione di Confcommercio, ribadiamo la delusione per quella che consideriamo l’ennesima dimostrazione di chiusura verso ogni forma di concertazione tra le parti.

Ciò nonostante, ben felici di essere smentiti dai fatti, ci faremo carico – come richiesto dal sindaco – di formulare per iscritto i nostri suggerimenti in difesa del lavoro e di chi fa impresa. Suggerimenti assolutamente improntati al rispetto della legalità e alla ricerca del decoro urbano e dello sviluppo socio-economico ed estetico di Licata.

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